Perché non abbiamo capito Trump

di Gabriele Genah

Noi non avevamo capito l’America e l’America non aveva capito sé stessa. Giornali e analisti di tutto il mondo non sono stati in grado di intercettare il fenomeno Trump e allora bisogna interrogarsi su come sia stato possibile. Era questo lo scopo del panel “L’America di Trump: cosa avevamo sbagliato”.

Contro ogni aspettativa – Alla vittoria, non credeva neanche lo stesso Donald Trump, quando dal suo quartier generale di quella fatidica notte elettorale, all’Hilton di New York, viene informato della vittoria in Pennsylvania. È solo allora che il neopresidente comincia a scrivere il discorso della vittoria. Francesco Costa, vicedirettore del Post, ha passato i giorni della campagna elettorale in Iowa e là, dice, c’era un mondo diverso da quello raccontato dai giornali: «Parlando con le persone comuni mi sono accorto che era in corso una vera e propria normalizzazione della candidatura di Trump, per loro non era una cosa così assurda come per la maggior parte dei media».

Numeri ingannatori
– Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend, tiene invece a difendere la categoria dei sondaggisti, non è del tutto vero che la vittoria di The Donald non fosse pronosticabile: «Improbabile, ma non impossibile. Le possibilità erano le stesse che sbagliare un calcio di rigore. Può succedere». Le rilevazioni che parlavano di una vittoria di Hillary erano basate a livello nazionale, ed è esattamente ciò che è successo. Il particolare sistema elettorale americano permette di arrivare alla Casa Bianca pur senza aver guadagnato la maggioranza dei voti. È successo solo tre volte nella storia, e mai con un divario così consistente come quello fra la Clinton e Trump (quasi tre milioni di voti in più per la democratica). L’errore allora, non è stato tanto nei sondaggi, quanto nell’interpretazione dei dati.

Unire i puntini
– Alcuni segnali piuttosto evidenti non sono stati colti. I più importanti “swing States”, quelli in bilico che assegnano la presidenza, hanno tutti governatori repubblicani, un chiaro sintomo dello slittamento a destra dell’elettorato di Wisconsin, Michigan e Ohio. Costa non ha dubbi: «Gli elementi erano tutti davanti a noi, abbiamo sbagliato ad unire i puntini». Nella sala del Centro Servizi Alessi dove si tiene il panel, piovono numerose domande, il pubblico continua a non capacitarsi di come un candidato con molte più risorse come Hillary abbia potuto perdere contro un uomo considerato quanto meno “eccentrico”. Liliana Faccioli Pintozzi, corrispondente di Sky Tg 24 da New York per 7 anni, non ha dubbi che gran parte della colpa sia proprio della Clinton: «Ha sbagliato atteggiamento, il suo approccio da professoressa non poteva pagare, non quando spiegava a platee di operai quanto fosse difficile arrivare a fine mese». Trump non ha fatto questo errore, invece, non ha finto di essere allo stesso livello del suo elettorato, ma anzi ha giocato proprio sul suo successo e sulla sua fortuna per lanciare il suo messaggio “datemi il vostro voto e renderò grandi anche voi. Make America great again”.

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