I media inglesi hanno sbagliato nel raccontare la Brexit?

di Chiara Sivori

La notte tra il 23 e il 24 giugno 2016 la Gran Bretagna ha scelto di uscire dall’ Unione Europea; ma i cittadini inglesi erano davvero consapevoli dell’importanza di quella decisione? I media hanno fornito informazioni complete ed esaurienti sui pro e i contro del Leave? Gli speaker di “Brexit: che ruolo hanno giocato i media?” (Alison Gow del Trinity Mirror Regionals, Jane Martinson del Guardian, Rupert Myers del GQ Magazine e il ricercatore dell’università di Cardiff Richerd Sambrook) hanno tentato di rispondere a queste domande, analizzando il dibattito che ha preceduto il fatidico “Leave”.

Pochi economisti e troppi politici. Tutti e quattro gli speaker sono d’accordo: i media hanno dato troppo spazio alle polemiche, concentrandosi sulle liti tra i due schieramenti politici e trascurando i dati tecnici. Questo tipo di narrazione ha favorito moltissimo i sostenitori della Brexit, che sono riusciti a focalizzare la discussione su argomenti come sicurezza e immigrazione; temi che avevano poco a che fare con l’Unione Europea, ma che stavano molto a cuore al cittadino medio. Le argomentazioni pro-UE, di natura principalmente economica, erano invece complesse e – probabilmente- troppo “noiose” per essere seguite con attenzione dal pubblico, e sono state così trascurate dalla maggior parte dei media, che temevano di perdere l’attenzione del pubblico.

Parola chiave: controllo. Controllo dei confini e dell’economia: il risultato del referendum ha dimostrato che i cittadini inglesi avevano paura di perdere le redini della loro nazione a favore della “rapace” Europa. Ma il desiderio di “riprendere il controllo” ha coinvolto anche il modo di informarsi: sempre più persone non si accontentano più di leggere o guardare i media tradizionali (anche per colpa degli scandali che periodicamente travolgono il giornalismo inglese), ma si impegnano attivamente a cercare le notizie su Internet e social media. Con un grosso inconveniente: sul web il controllo sulla credibilità delle fonti è molto difficile, e spesso le notizie hanno l’intento di stupire più che di informare in modo esauriente.

Un nuovo giornalismo all’orizzonte? La riflessione sul rapporto tra media e Brexit ha poi virato su un altro argomento scottante, non solo in Gran Bretagna: la qualità delle notizie che si trovano su Internet. Un’ informazione completa ha un costo, mentre sui social media gli utenti possono trovare contenuti completamente gratuiti; questo rischia di escludere una grande fetta di pubblico, quella meno abbiente, dalle notizie di qualità. La grande sfida del giornalismo del futuro sarà trovare un modo di presentare i concetti complessi in modo semplice e accattivante, cercando allo stesso tempo di ridurre i costi di accesso a queste informazioni. Crossmedialità, semplicità di fruizione e costi contenuti, senza rinunciare alla veridicità delle informazioni: questo dovrà essere il mantra del nuovo giornalismo inglese.

 

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