I benefici delle cooperative di giornalisti

di Francesco Bonaduce

Una nuova generazione di cooperative giornalistiche – Crisi dei grandi editori tradizionali e libertà di stampa. Ma anche credibilità dei media e rapporto con i lettori. Tanti i temi del panel “Una nuova generazione di cooperative giornalistiche”. Un modello alternativo (e finora di nicchia) di fare informazione, dove sono gli stessi giornalisti a prendere le decisioni, a volte assieme ai propri lettori. Quella delle cooperative di giornalismo è anche una dura lotta per la sopravvivenza e una continua sfida per tutelare se stesse e chi vi scrive.


Insieme contro la precarietà
– Vari paesi, diverse esperienze, ma alcuni elementi cardine in comune. Su tutti, il senso di precarietà. I partecipanti del panel si sentono figli della crisi dei media tradizionali. Tutti sono stati messi davanti alla necessità di rinnovare i modelli di business. Marc Herman, cofondatore di DECA racconta: «Ci siamo detti “Abbiamo tutti esperienza di giornalismo internazionale. Se ci mettiamo insieme possiamo farcela!». Ora DECA, nata da un investimento iniziale di 35mila sterline, è un prodotto editoriale che vale milioni di dollari. «Siamo la dimostrazione – sostiene orgoglioso Herman – di come si possano inchieste importanti con pochi soldi».
La precarietà si supera con il collettivo. Secondo Ally Tibbit nel futuro non ci potranno essere solo giornalisti freelance. «Serve unione tra di noi, anche per tutelarsi – afferma il direttore e fondatore di The Ferret – insieme si è più forti». Il gruppo può essere una fonte di forza, soprattutto quando le intimidazioni della politica mettono a repentaglio la libertà d’informazione. È il caso dell’egiziana Lina Attalah, fondatrice di MadaMasr: «Se si è soli a prendere le decisioni si ha più paura e quindi si è più deboli. Insieme abbiamo superato le difficoltà».

Modalità di finanziamento – Ma come si sostengono economicamente le cooperative di giornalisti? Se rifiutare del tutto le pubblicità è quasi impossibile, c’è chi sostiene la necessità di avere vari canali di finanziamento. Per Eugenia Siapera, dell’università di Dublino, ricorrere a pubblicità, abbonamenti e sussidi di varia natura è il segreto per mantenere alta la propria libertà editoriale. È proprio il senso di libertà un altro elemento in comune delle varie cooperative. Bram Souffreau, di Apache, racconta di essere passato dalla frustrazione al senso di indipendenza. Nei mainstream media sono 2-3 persone o una sola famiglia a dettare la linea editoriale. «Ora rispondiamo ai nostri 1000 azionisti – spiega Souffreau – che sono tanti e proprio per questo non sono in grado di condizionare il nostro lavoro».
Spesso poi le aspettative di redattori e soci sottoscrittori coincidono, così la modalità di finanziamento finisce per rafforzare il senso di comunità che caratterizza le cooperative di giornalismo.

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