Morire di giornalismo investigativo in Est Europa

di Stefania Moretti

Stampa e potere. La partita dell’indipendenza dei media si gioca sempre più sul terreno dei rapporti con la politica.

Se n’è parlato al panel “La libertà di informazione nel sud-est Europa”, alla Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Un incontro, nell’ambito del festival internazionale del giornalismo, dedicato allo stato di salute delle democrazie dell’Europa sudorientale: il termometro sono le minacce ai giornalisti, che spesso degenerano in vere e proprie aggressioni.

Albania – Besar Likmeta, giornalista albanese, classe 1983, è stato picchiato anni fa per un suo articolo sulla falsa laurea di un ex ministro. L’inchiesta della magistratura fu un nulla di fatto: Besar non aveva testimoni. Ma in Albania le aggressioni ai giornalisti non sono solo fisiche: i tentativi di screditare i cronisti per minarne la credibilità sono all’ordine del giorno. “Le autorità non agiscono e la storia si ripete all’infinito – racconta Likmeta -. Un consiglio? La più grande difesa che avete contro chi vi vuole aggredire è la vostra integrità. Tanto più siete senza macchia, tanto più sarà difficile attaccarvi”.

Croazia – Accanto a lui siede Zrinka Vrabec Mojzes, editorialista del quotidiano croato Nacional, che racconta come l’adesione della Croazia all’Unione Europea (2013) non sia andata di pari passo con una maggiore democratizzazione del paese. Tutt’altro. “L’escalation di attacchi ai giornalisti è iniziata nel 2008, ma dall’ingresso in Ue le intimidazioni sono triplicate, fino all’annata nera del 2015. Un mio collega è stato picchiato a sangue. Un altro si è visto lanciare un secchio di spazzatura sulla testa. Una cosa è certa: i professionisti che lavorano tra così tanti ostacoli lo fanno solo perché amano la verità”.

Ucraina – Anna Babinets, esile e giovanissima, sa già fin troppo bene quanto costi lo scontro coi potenti. Dopo lo scandalo dei Panama Papers, che hanno travolto, tra gli altri, anche il presidente Petro Poroshenko, Anna e i colleghi dell’Organized crime and corruption reporting project (Occrp) hanno avviato un’inchiesta a tamburo battente. Ogni giorno ricevevano la visita di emissari del governo: “Ci accusavano di lavorare per la Russia e di voler distruggere il paese solo per aver fatto il nostro lavoro. Una situazione surreale: creare società off-shore per un capo di Stato è illegale e dovrebbe esserlo in ogni paese civile”. Intanto in Ucraina si continua a morire di giornalismo: l’anno scorso, un collega di Anna è stato fatto saltare in aria con la sua macchina in pieno centro a Kiev. “Abbiamo capito subito che la polizia non avrebbe seguito il caso, così abbiamo indagato noi, raccogliendo tutti i filmati delle telecamere affacciate sulla strada: la bomba è stata piazzata la sera prima dell’attentato da un uomo e una donna. Presto pubblicheremo tutto quello che abbiamo. In Ucraina chiunque può essere ucciso o vittima di attacchi. Se fai il giornalista devi essere pronto a tutto”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...