Così lontani, così vicini

di Gabriele D’Angelo

Quando si trattano notizie e fatti provenienti dagli angoli più remoti e disparati del pianeta, è facile pensare che non ci riguardino. Ma i problemi di chi vive in un’altra nazione, o addirittura in un altro continente, sono spesso gli stessi che affrontiamo anche in Italia.

Tutto il mondo è paese – Diritti delle donne, acqua pubblica, smaltimento dei rifiuti, sviluppo energetico. Non è la scaletta del prossimo tg nazionale, ma l’elenco dei temi affrontati dagli ospiti dell’incontro Là fuori c’è un mondo, tenutosi ieri al Festival del giornalismo di Perugia. Protagonisti i giornalisti freelance Michele Bertelli, Emanuela Zuccalà, Tomaso Clavarino, Caterina Clerici, e la photo-editor di Io Donna Renata Ferri. A legare i loro lavori, presentati durante il dibattito, un’unica convinzione: se raccontato nel modo giusto, nessun fatto è abbastanza lontano. Specie quando quel fatto ha in qualche modo delle ripercussioni anche sulla nostra quotidianità. “Se non ci fosse stata questa battaglia in Bolivia, probabilmente il referendum sull’acqua pubblica in Italia non ci sarebbe mai stato”. Ne è convinto Michele Bertelli, autore di Bolivia’s water war, l’inchiesta sulla lotta alla privatizzazione dell’acqua consumatasi negli ultimi anni nel paese sudamericano. Altro tema a noi assolutamente familiare è quello dei diritti delle donne. Un tema universale, in Italia quanto in Etiopia, Kenya e Somalia. In quest’ultimo paese il 98% delle donne subisce una mutazione genitale. Una pratica cruenta, raccontata in Uncut, il webdoc realizzato dal team di cui fa parte Emanuela Zuccalà.

All’estero per fare Esteri – Ma per realizzare inchieste di questo livello è necessario potar contare su un budget e su competenze difficilmente reperibili nel nostro paese. Ecco perché molti giornalisti freelance decidono di emigrare all’estero. Come Caterina Clerici, autrice di The african energy project, che oggi vive a New York e lavora per la rivista Time. O come Tommaso Clavarino, autore di A mani nude, il reportage che ripercorre le rotte dello smaltimento illegale di navi occidentali in alcuni paesi del sud est asiatico, come Bangladesh, India e Pakistan: “C’è una differenza abissale tra i media internazionali e italiani – confessa – con i primi si lavora insieme, con i secondi no.”
E così accade che i lavori di Bertelli, Zuccalà, Clerici o dello stesso Clavarino, vengono si pubblicati sulle più rinomate testate nazionali, come Internazionale, L’Espresso, Corriere della Sera o La Stampa, ma senza che questi partecipino attivamente alla loro realizzazione. I freelance diventano così i sostituti di corrispondenti all’estero che oggi quasi nessun giornale italiano riesce più a permettersi.  Grazie a loro, l’Africa o l’Asia non sono poi così lontane.

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