Non solo musica, così è cambiata la radio

Davide Serusi

Una volta c’erano cuffia, microfono e vinile. Oggi la radio si è evoluta, mettendosi al passo con i tempi, seguendo il ritmo della rete.

Per questo motivo non è più sufficiente avere una bella voce e una spiccata personalità ma ecco che il mestiere dello speaker non può prescindere dall’utilizzo dei social e dal lavoro in team.
Di questo è altro si è discusso nella Sala del Dottorato, affacciata su Piazza IV novembre, durante la prima giornata del Festival del Giornalismo 2017.
“Lavorare in radio ai tempi del web: come crearsi una professionalità vincente”. Questo il panel che ha visto come protagonisti Alessandra Tedesco di Radio24, Max Pagani di RDS, Moko di 105, Rossella Biagi di RadUni (Radio Universitarie) e Stefano Chiarazzo, fondatore e direttore di Social Radio Lab.

NUOVE FIGURE PROFESSIONALI
Il 63% degli italiani si informa attraverso il mezzo televisivo, il 35% con Facebook, mentre la radio si colloca al terzo posto con il 24,7% e un crescendo di ascoltatori, oltre 35 milioni. La digitalizzazione ha favorito il mezzo radiofonico grazie a streaming, app e podcast. Il modo di concepirlo è completamente cambiato: se da una parte resistono i programmi tradizionali, la musica e le interazioni con gli ascoltatori, dall’altra sono mutate le strutture e le visioni commerciali. Per questo motivo i vari network si sono riorganizzati puntando tutto sui siti internet, sui blog degli speaker, i video e i contest. Un nuovo modo per fidelizzare l’ascoltatore, andando oltre quella che una volta era il semplice legame con una voce e un volto sconosciuto.
“La figura professionale dell’operatore audio si è trasformata, adesso bisogna saper fare anche i video. – ha commentato Max Pagani – Rds si è trasformata in una entertainment company, ormai la radio non è solo musica, gli editori sono stati intelligenti e hanno percepito il cambiamento. È fondamentale creare contenuti originali e di proprietà, soprattutto in un mondo web che si appropria di tutto”.

PALESTRE UNIVERSITARIE
Il nuovo modo di fare radio si coltiva soprattutto in quelle universitarie, delle vere e proprie palestre dove la libertà di sperimentare è al primo posto. In Italia sono circa 30 e si basano sull’entusiasmo e la passione di giovani ragazzi provenienti da diverse facoltà, che talvolta spendono di tasca propria per mandare avanti queste “botteghe” che si appoggiano nel mare della rete. “Ormai non esiste più il passaggio immediato dalla radio minori a quelle nazionali. – ha raccontato Alessandra Tedesco – Il canale migliore è la formazione professionale totale, per esempio è fondamentale saper utilizzare i social, verificare le notizie e lavorare in team. Questo è il nuovo modo di lavorare in radio”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...