La cornice dei migranti

Selene Rinaldi

Fermo, 5 luglio 2016: Emmanuel Chidi Nnamdi, migrante nigeriano, viene pestato a morte davanti agli occhi impotenti della moglie.

Il caso è su tutti i giornali, per la precisione sono 72 le notizie che descrivono le dinamiche della sua morte, ma solo 3 quelle che raccontano cosa avesse spinto la coppia nigeriana a cercare rifugio in Italia. Un dato emblematico che fa riflettere su come i media affrontino il tema della migrazione e ne raccontino le storie dei protagonisti. A parlarne al Festival Internazionale del giornalismo è Paola Barretta, dell’Osservatorio di Pavia che da più di venti anni monitora e analizza la comunicazione dei media italiani: la ricercatrice ha studiato il comportamento dei media per dieci mesi, dal primo gennaio al 31 ottobre 2016.   Con lei c’è il giornalista somalo Zakaria Mohamed Ali, il Presidente dell’associazione Carta di Roma Giovanni Maria Bellu e il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi, al panel “Migrazione: le notizie dimenticate. Il racconto dei paesi di origine e transito”, alla Sala Raffaello dell’Hotel Brufani. Dallo studio di Barretta è emerso che la pecca principale del giornalismo italiano è quella di non dare mai spazio alle cause che portano i migranti a lasciare i propri paesi. Per Sinibaldi «l’immigrazione è uno dei grandi fenomeni che hanno interessato l’Europa negli ultimi anni, ma il problema è che spesso le storie delle persone sono inserite in una cornice che le distorce». Se qualche anno fa si associavano automaticamente criminalità e immigrazione, oggi se si sente palare di migranti si pensa subito ad una possibile minaccia terroristica. La colpa è anche dei giornali che svolgono un ruolo importante nella costruzione della cornice in cui vengono presentati i fatti: «Perfino La repubblica, che è un giornale di tutto rispetto, ha riportato la notizia dell’apertura di un centro di formazione per migranti all’interno di due pagine che titolavano sulla scoperta di una possibile cellula jihadista».

Ma il vero focus dell’incontro è la storia, questa volta senza cornici, di Zakaria, scappato dalla Somalia nel 2007 e sbarcato a Lampedusa, dopo due tentativi, un anno dopo. «Vi domandate mai quali fossero i sogni di chi ha dovuto stravolgere la sua vita?» chiede alla platea. Zakaria ha cercato di spiegarlo realizzando il cortometraggio “To whom it may concern”. Oggi il migrante somalo ha realizzato il sogno di diventare giornalista, ma il suo vissuto lo ha portato anche a lavorare come operatore sociale in un centro di accoglienza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...